il nostro Kinbaku

Kinbaku Esse: il Kinbaku per noi è quel posto speciale nel quale ci piace incontrarci.
Una dimensione nuova nella quale riusciamo a svestirci dai nostri schemi mentali, dalle catene pesanti delle convenzioni sociali e della morale con le quali conviviamo quotidianamente.

Quelle catene che ci insegnano cosa è giusto, cosa è “per bene” e cosa invece è sbagliato, cosa è peccato e cosa è perversione.

Nel nostro Kinbaku Esse ha comunque radici provende nel Kinbaku tradizionale giapponese infatti la parola Kinbaku letteralmente significa “legare stretto” e nella connotazione originale il termine “legame” è inteso in modo molto più ampio rispetto alla semplice costrizione meccanica.

Si tratta quindi di un concetto estremamente forte e significativo,  con il Kinbaku non andiamo a legare semplicemente un corpo ma figurativamente, la sua anima.

Risulta chiaro quindi che si tratta di una vera e propria esplorazione della parte più intima di una persona, o meglio di entrambe le persone coinvolte; è un vero e proprio percorso, che parte in un primo tempo, dalla ricerca della semplice “sensazione”  ma che punta via via a penetrare ad un livello emotivo sempre più profondo fino alla ricerca dell’ “emozione”.

Personalmente noi abbiamo scoperto, nel vero senso della parola ovvero “fatto uscire fuori” lati di noi stessi che non conoscevamo, lati che magari abbiamo tenuto chiusi perché considerati “sbagliati”.

In un qualche modo si potrebbe paragonare al classico gioco di ruolo che fanno i bambini, anche loro, attraverso la protezione del “facciamo finta che” sperimentano se stessi, e interagiscono tra loro a livelli che altrimenti non potrebbero o non oserebbero fare.

Attraverso la dinamica del “gioco” anche noi ci permettiamo così di osare, si perché quando si scende così tanto in profondità nell’animo di una persona è estremamente facile ferirne o anche solo turbarne la sensibilità, seppur senza volere poiché stiamo comunicando con la parte più vulnerabile di essa.

In quella parte “buia” c’è dentro tutto il nostro vissuto, la nostra infanzia, i nostri piccoli traumi del passato, le nostre paure, le nostre insicurezze, le nostre angosce, le nostre bugie, il nostri sentimenti… tutto quanto di più delicato possiamo custodire ben protetto dentro di noi…

(Maiko) -Personalmente l’essere in un qualche modo spinta a “mostrarmi” in modo così estremo, a mettere a nudo così tanto di me, abbandonando ogni maschera, ogni difesa, ogni trucco… mi fa sentire estremamente leggera, ed estremamente amata… senza zone d’ombra… senza armadi dove nascondere scheletri… sono solo io… nella mia essenza più vera… sono spoglia… sono pura… a volte è doloroso, non sempre siamo pronti a guardarci in uno specchio tanto riflettente… a volte è estremamente eccitante,  personalmente  il fatto di sentirmi forzata ad esibire il mio corpo e soprattutto le mie reazioni emotive eccitano il mio lato “sub”.

Già, perché non dimentichiamoci che fondamentalmente stiamo parlando di “bondage” che significa “costrizione” , non si tratta di intrecci artistici di corde finalizzati alla bella riuscita di uno scatto fotografico… non è questo lo scopo del nostro “far corde”.

Nel termine costrizione già vi è insito qualcosa di più forte, qualcosa che a che vedere con un che di violenza, di prevaricazione… di “politicamente scorretto” che ci rimanda al concetto di Dominazione e Sottomissione, non può esservi costrizione se manca completamente questo ingrediente, può essere velato o assumere diverse forme, dal più delicato al più rude… ma non può mancare.

Poiché la persona che lega, necessariamente, deve prendere il comando, le redini della situazione… deve avere il controllo, e gestire l’altra persona che mette se stessa nelle sue mani.

Viceversa chi decide di cedere questo controllo, decide di lasciarsi condurre, di abbandonarsi completamente all’altro… di affidarsi…. si tratta di una forma d’amore grande, di un gesto di fiducia.. di un dono… e dall’altra parte di un “prendersi cura di”… quei sette metri di corda diventano quindi per noi “un mezzo” con il quale fare Kinbaku… il focus, lo scopo è il legame, la comunicazione, l’emozione… si può far Kinbaku anche con la cintura di un accappatoio… o con le sole mani… o semplicemente con uno sguardo…

Parole di Maiko Mirò Esse