Cenni sul Kinbaku

Kinbaku Tradizionale e Dominazione

Kinbaku Tradizionale è il nome con cui viene designata la disciplina della legatura erotica in stile giapponese.
Questa parola significa “legame stretto”; a volte si usa anche un suo sinonimo: shibari, che letteralmente significa “legare”.

È una creatura giovane: Ito Seiu, considerato il padre del kinbaku moderno, venne alla luce nel 1882 e pubblicò il primo libro fotografico di kinbaku nel 1928 (Seme no Kenkyuu – Lo studio della colpa). Ma la prima occorrenza della parola “kinbaku” è in una foto della rivista giapponese Kitan Club Magazine nel numero di ottobre del 1952.

Accanto a questa foto possiamo leggere “緊縛の美” (“kinbaku no bi”, la bellezza del kinbaku); secondo Tsujimura Takashi (autore della legatura) è la prima volta in cui appare il termine “kinbaku” in una pubblicazione stampata. Molto probabilmente questa parola veniva usata anche prima di tale data, ma ad ogni modo non è stato trovato nessun testo antecedente che la contenesse.

Ito Seiu si ispirò in realtà a un insieme di tecniche molto più antiche, usate in origine per immobilizzare e torturare i prigionieri di guerra e i criminali comuni. Egli riadattò queste tecniche al corpo femminile, ne rinnovò l’aspetto estetico e soprattutto trasformò un insieme di tecniche in una vera disciplina: non solo la conoscenza di un complesso di legature codificate, ma anche l’attitudine di quello che i giapponesi chiamano “kokoro”, e cioè cuore, spirito, mente.

In quest’ottica quello che importa di più non è il risultato finale, ma le sensazioni provate e condivise da chi lega e dalla persona legata. Nel bondage occidentale questo aspetto è secondario nella maggior parte dei casi, mentre l’enfasi è posta sull’atmosfera della scena (spesso di rapimento) e su quello che potrebbe essere fatto al partner dopo averlo immobilizzato.

Nel Kinbaku Tradizionale invece la corda non deve soltanto creare un disegno sulla pelle e immobilizzare o modellare il corpo come una scultura. Deve soprattutto essere il prolungamento delle mani di chi lega: il rigger (kinbakushi in giapponese). La corda deve essere uno dei mezzi attraverso cui i due comunicano le proprie emozioni all’altro.

La capacità emotiva e percettiva della persona legata spesso cambia profondamente durante la sessione. Diverse forme d’arte inducono stati alterati di coscienza: ad esempio in letteratura o nel cinema si parla di sospensione dell’incredulità. La persona legata attraversa diversi stati percettivi; quello verso il quale idealmente si tende viene chiamato “rope space”. È uno stato di grazia e totale abbandono in cui le sensazioni sono intense e gratificanti. È molto difficile raggiungere il rope space senza aver vissuto nel migliore dei modi il percorso che parte dalla fiducia e arriva al piacere passando per le stimolazioni intense che il rigger esercita sul partner per mezzo della corda.

La fiducia reciproca è parte integrante della sessione, poiché solo quando chi si lascia legare percepisce il rigger come completamente affidabile può abbandonarsi e vivere pienamente le sensazioni donate dalla corda. Il dono della fiducia e l’intensità del contatto sono due fra le più importanti caratteristiche condivise fra il kinbaku e alcune altre discipline appartenenti alla sfera della sessualità alternativa. Un altro punto in comune è il legame con l’erotismo: un buon rigger usa la corda per accarezzare e stringere il corpo del partner; l’appassionato carattere erotico di questo tipo di stimolazione dona a molti un piacere profondo e appagante durante la sessione.

La bellezza di questo percorso, in certi casi, è tangibile anche per chi osserva dall’esterno, tanto che oggi le performance di kinbaku sono numerose e annoverano una notevole quantità di estimatori in Giappone e nel resto del mondo.

fonte http://www.ropetales.it/